Alberghiero, è emergenza per salvarlo
Comitato genitori contro la riduzione a 3 delle classi prime per mancanza di spazi. Il sindaco dall’assessore regionale «Rilanciare l’idea della sede nell’ex ospedale»

Alla fine il bubbone dell’istituto Alberghiero “Angelo Berti” di Soave è scoppiato. Dopo anni di promesse da parte di assessori regionali e provinciali, di progetti comunali e di tavoli istituzionali, siamo all’emergenza.
Con il pericolo che l’anno prossimo la scuola torni indietro, limitando come ha comunicato la presidenza ai genitori, le prime a sole tre dalle attuali 5 e prevedendone l’iscrizione a numero chiuso. Lo chiede, anzi lo ordina, una delibera dell’assessore provinciale all’istruzione, Marco Luciani, che, per il prossimo anno, impone alle sedi staccate degli istituti dell’Est Veronese di non crescere per la carenza di spazi.
«Mi dispiace affermarlo, ma io l’avevo detto anni fa che questo era un problema che avrebbe rischiato di scoppiarci nelle mani. L’ho capito vedendo come l’Alberghiero a Soave fosse una scuola in grande crescita», dichiara Lino Gambaretto, sindaco di Soave. Proprio Gambaretto venerdì 4 dicembre ha incontrato l’assessore regionale alla sanità, il veronese Sandro Sandri, per cercare di “riattizzare” il progetto di un recupero dell’area del vecchio ospedale a fini scolastici. E mercoledì 9 dicembre il tema è stato all’attenzione della Provincia che ha riunito a Verona i sindaci del territorio per dibattere di assetti scolastici.
In ballo, c’è il futuro di una scuola che, nella terra del vino e dell’enogastronomia, pare fatta a posta. Ma che non trova però una sede dove potersi sviluppare. Tanto che studenti, arrivati a quota 357 quest’anno, e genitori si sono riuniti in un unico Comitato, nato ai primi di dicembre dopo che è emersa la decisione della presidenza di mettere a numero chiuso le iscrizioni alle prime, per portare avanti le loro ragioni assieme ai genitori ed agli studenti della sede centrale del Berti, al Chievo a Verona.
«Sono sette anni che cerchiamo una soluzione, con incontri con assessori regionali e provinciali, tavoli istituzionali e quant’altro. Ma il problema resta uno e uno solo: la proprietà dell’ex ospedale è della Regione ed esiste una perizia che lo valuta 4,5 milioni. Il Comune di Soave – spiega secco Gambaretto – quei soldi non li ha, ma anche li avesse non può certo farsi carico di una scuola che riguarda tutto il territorio. Noi abbiamo già investito come Comune sull’Alberghiero, spendendo il primo anno 300 mila euro per permettere la nascita della scuola. Ho fatto fare dagli uffici comunali ben due studi di fattibilità, il primo per dimostrare, sulla base del modello d’istituto alberghiero di Valeggio, che negli edifici dell’ex ospedale si può benissimo ricavare una scuola di questo genere. Il secondo studio – continua il sindaco – per l’emergenza, in attesa della sede definitiva, dimostrando che si può allestire l’istituto nella vecchia villa che sta all’interno dell’area dell’ex ospedale o nel reparto di pediatria. Ora, però, serve una scelta, una decisione di chi ha le competenze per prenderla: la Provincia che è deputata a queste scuole e la Regione che è la proprietaria dell’area».
Il tutto, oggi, con un dubbio: i soldi per realizzare l’opera ci sono o no? Secondo l’interrogazione del consigliere regionale Franco Bonfante, dopo promesse ed impegni, sarebbero spariti.
E a Soave montano polemiche e preoccupazioni. Con i genitori che temono che, a causa della situazione logistica, alcune classi vengano trasferite nella sede dello Stefani a Caldiero, se non in quella centrale del Berti al Chievo.
E qui nasce anche un sospetto: non è che tutte queste lungaggini di Provincia e Regione celino alla fine l’obiettivo di “cancellare” l’Alberghiero da Soave per ampliare lo Stefani a Caldiero? Dove tra l’altro la scuola gode di uno stabile ancora non del tutto utilizzato?
«Ho accettato anni fa che parte degli studenti dell’Alberghiero di Soave venissero ospitati nell’immobile dello Stefani a Caldiero per evitare disagi e spese ulteriori a studenti e famiglie, che altrimenti sarebbero stati costretti ad arrivare fino al Chievo – dichiara Gambaretto -. Ma una cosa deve essere chiara a tutti. L’istituzione dell’Alberghiero è stata data a Soave e noi la difenderemo con i denti».
PRIMO GIORNALE Est – 10 dicembre 2009 – pag. 12

 

 

Interrogazione di Bonfante (Pd): «Dove sono finiti i soldi?»


E in Regione il caso “Alberghiero” lo ha sollevato, per lʼennesima volta, il consigliere regionale del Pd, Franco Bonfante, presentando martedì 1° dicembre unʼinterrogazione il cui titolo è tutto un programma: «Dove sono finiti i soldi per il nuovo istituto Alberghiero di Soave?».
«Dopo le ripetute promesse fatte dall’assessore regionale allʼedilizia scolastica, dopo i 25 milioni di euro messi a bilancio dalla Regione per gli istituti superiori del Veneto e dopo lʼapertura di un apposito tavolo di discussione, per il nuovo istituto alberghiero di Soave siamo ancora allʼanno zero e a finanziamenti zero.
Perché? – si chiede Bonfante nell’interrogazione rivolta alla giunta Galan -. Ho già chiesto nel dicembre 2008 un intervento urgente per realizzare una nuova struttura in grado di ospitare lʼistituto alberghiero e dotata di aule, laboratori e palestra, mentre attualmente la scuola è polverizzata in diversi edifici e Comuni. Inoltre, in sede di Finanziaria 2009 avevo ritirato un mio specifico emendamento dopo la dichiarazione in aula dellʼassessore regionale all’edilizia pubblica che poneva lʼistituto alberghiero di Soave fra gli interventi prioritari».
«Eppure nellʼelenco dei finanziamenti – denuncia ancora Bonfante – non risulta esserci lʼalberghiero di Soave. Un istituto, questo, che vede aumentare ogni anno il numero delle iscrizioni anche per merito della qualità dell’insegnamento, nonostante la totale inadeguatezza delle strutture. E come se non bastasse – aggiunge il consigliere regionale – la giunta nel marzo scorso aveva comunicato, in risposta alla mia interrogazione di un anno fa, di aver attivato un apposito tavolo di discussione con Regione, Provincia, Comune di Soave, Ulss 20 e Ater di Verona con lʼipotesi di ricorso alle risorse approvate con la Finanziaria 2009».
«Perché non sono stati erogati i finanziamenti promessi? Qual è lo stato della procedura per arrivare in tempi ragionevolmente rapidi allʼapprovazione del progetto e al conseguente avvio dei lavori di realizzazione della nuova sede?
Il tavolo di discussione – conclude Bonfante – ha deciso qualcosa oppure no in merito al crono programma e alla ripartizione dei costi fra gli enti interessati?».